C’era una volta … la fest’ r’ la Maronn’

Duomo di Atella

C’era una volta … la fest’ r’ la Maronn’

“I botti di prima mattina”

Trascorse 2 giornate di ‘giostre’, installazione delle luminarie che trasformavano tutto Corso Papa Giovanni, e un paio di serate musicali di band di 2’ e anche 3’ fascia, accompagnata dalle bancarelle di noccioline, torroni e paninari, la mattina del 5 agosto iniziava con i botti, quelli potenti, che svegliavano di soprassalto, intono alle 7,30, anche il più dormiglione dei ragazzi, ancora a letto dopo i bagordi della sera prima.

Past au furn, v’rrett’ e m’nestra maritata

Nelle case, mamme e nonne erano ai fornelli ormai già da qualche ora. I profumi dell’agnello da cucinare alla brace, della carne tritata fritta preparata per la ‘pasta al forno’, ru’ v’rrett’ e della minestra maritata, inebriavano le strade, case e abiti che da lì a poco sarebbero stati indossati per la Pruc’ssion’.

La Processione

I più devoti e praticanti, avrebbero raggiunto il Duomo per la Messa delle 10,00 mentre tutti gli altri sarebbero spuntati in punti ben precisi, da ogni vicolo, per partecipare all‘evento più importante del nostro piccolo paese. 

Con maestria il Comitato festa che si era aggiudicato la licita del lunedì di Pasqua, preparava il quadro della Madonna, sostenuto da assi di legno e trasportato dai 4 uomini designati dal Comitato. Iniziava così la lunga processione che sarebbe durata circa 2 ore: giro intorno alla Villa, giù per il Corso verso il cimitero, svolta a destra e quindi salita lungo Via Marconi per fermarsi nello slargo del ‘Turco’. 

La licita

La processione del lunedì di Pasqua aveva una unicità che era tutta atellana: la licita. Questa era una vera e propria asta dove però non si vendeva nulla. Rappresentava invece un modo per ‘misurare’ la devozione degli atellani ma era anche il luogo delle sfide, uno contro l’altro, fra gruppi politici o fra amici e burloni. In “vendita” il cuscino della Madonna, la croce d’oro e quella d’argento ma il più ambito era il quadro della Madonna.

La licita, un’asta in onore della Madonna

C’erano voluti anni perché capissi cosa significasse  “mano destra avanti” o “mano sinistra dietro”. Al vincitore dell’asta della singola reliquia spettava il ‘diritto’ di portare in processione quanto si era aggiudicato; l’offerta più alta in assoluto, generalmente attribuita ad un gruppo di persone, dava il diritto a nominare il Comitato festa di Agosto. I soldi così raccolti costituivano la base da cui partire per organizzare la festa del 3-4 e 5 agosto, con la coda del lunedì di Pasquetta dell’anno successivo.

Due ore di passeggiata e preghiera

Alle 11,00 la processione era ancora su via Marconi e, man mano che proseguiva, dai bordi delle strade si affiancavano nuovi devoti. Le dimensioni crescevano a vista d’occhio mentre le suore e i ragazzi del Comitato faticavano non poco a tenere la Processione in ordine: in testa il chierichetto con la croce, a seguire le donne e le ragazze disposte su doppia fila laterali, al centro il prete con un paio di chierichetti. Subito dopo il quadro della Madonna sorretto da 4 uomini, non necessariamente membri del Comitato. Ogni 50/100 metri i 4 portatori venivano sostituiti da altri volontari, rigorosamente in coppia, della stessa altezza, a 2 a 2; i più alti sulle mani destra e sinistra, dietro durante le salite e davanti durante le discese. 

Il tragitto era sempre lo stesso, da decenni, chissà da quando, due volte l’anno.

Giunta davanti la Torre, la Processione era al suo massimo splendore: un breve giro a 180 gradi e giù verso Piazza Matteotti, attraverso Via Giustino Fortunato, per risalire poi lungo il Corso tirando dritto verso le casette.

Giunti sopra, lì dove Viale Annunziata si congiunge con la SS93, tappa obbligata con sosta per un breve momento di preghiera e quindi giù, in un percorso al contrario fino all’Arco dove un’altra sosta obbligatoria costituiva il momento dei fuochi, quelli bianchi che fanno tanto rumore ed un poco di fumo. Il momento era di quelli importanti. Il Comitato era tutto attento a contare il numero e la tipologia di botto: serviva per affermare la qualità della festa ma anche per verificare quanto il fuochista stesse rispettando gli accordi.

I fuochi aprivano la festa, venivano sparati durante la Processione e poi il gran finale la sera a mezzanotte

Il caldo era sempre soffocante; non si ricorda a memoria d’uomo un 5 agosto senza la calura tipica delle estati atellane. Gli uomini, rigorosamente con camicia, cravatta e giacca (solo i più audaci) così come le donne, vestite con l’abito buono, erano ormai sopraffatti dal caldo e le gocce di sudore erano un decoro necessario per testimoniare l’impegno di quella mattinata. 

Dopo i fuochi la processione accelerava incredibilmente e virando sulla sinistra, lungo Via Zanardelli, si dirigeva verso il Duomo. Il numero di partecipanti si era nel frattempo notevolmente ridotto: molte donne avevano abbandonato il rito religioso per recarsi a casa dove avrebbero ripreso un altro rito, quello del pranzo per il quale era necessario infornare nel forno la pasta e l’agnello con le patate. Giunti in vista del Duomo, le campane accoglievano la processione grazie all’opera di alcuni chierichetti che avevano il mandato di suonare le campane a più non posso. 

Era questo l’ultimo rito della processione. Ai ritardatari, se avessero voluto intercedere la Madonna, non restava che recarsi in Duomo, dove il quadro sarebbe rimasto in bella mostra per tutto il giorno.

E che festa sia, senza risparmi

Il 5 agosto é la Festa della Madonna. Ogni atellano che poteva (ed era la maggior parte di loro) quel giorno non lavorava, i negozi erano chiusi. Tutto si fermava. Il pranzo, quindi, era il pranzo della festa, niente e nessuno veniva risparmiato. Nel tardi pomeriggio, in Villa o in Piazza giochi di società e tornei di biliardino o briscola la facevano da padrona, tirando fino all’imbrunire, quando in piazza si allestiva il palco per il cantante. 

Eh si, il cantante non poteva mancare: neo melodici, rockers o cantautori impegnati. Quello che li accomunava era la loro età (ultrasessantenni) così come il cachet che, inevitabilmente basso, indicava che si trattava di nomi famosi, oramai decaduti e non più in auge.

Il giorno della grande folla

Ma nonostante tutto, il Corso e la Piazza in quelle ore erano difatti impraticabili. Per percorrere quel centinaio di metri occorreva molta pazienza e svariati minuti, vista la folla di visitatori provenienti da tutti i comuni vicini.

Un’ora scarsa di canzoni più o meno ‘stonate’, molti applausi e  qualche fischio accompagnavano lo spegnimento delle luci. Il concerto era finito. Non restava che recarsi su via Aldo Moro da dove da lì a poco si sarebbero potuti ammirare, a testa in su, i fuochi. La durata, il numero e la qualità dei botti avrebbero decretato il ‘giudizio’ finale sul Comitato festa.

Questa era la Festa della Madonna.

Cosa è diventato il 5 agosto

Negli corso degli ultimi anni la Festa della Madonna é diventata tutta un’altra cosa:

  • il quadro della Madonna é un fake, anche mal riuscito, sbagliato nelle proporzioni (é evidente l’effetto schiacciamento della testa della Vergine)
  • abolita la licita perché ritenuta sacrilega 
  • la processione, quando e se si fa, si tiene negli orari comodi, così non si rischia l’ascella pezzata e la sudata che bagnerebbe il vestito della domenica
  • il Comitato ed il suo Presidente non sono più espressione dei cittadini
  • le due giornate prima del 5 agosto private di qualsiasi contenuto 
  • niente più giochi di società
  • negozi ed attività aperti come se fosse un giorno qualsiasi
  • Corso Papa Giovanni, Villa e Piazza aperti al transito delle autovetture
  • Piscina aperta per accogliere distratti bagnanti estivi
  • Suore e ragazzi della parrocchia impegnati nel campo estivo

Il 5 agosto, per il piccolo paese di Atella, era un giorno importante. Era il giorno. Era il giorno della festa della Madonna ad Nives.